La Tonnara di Carloforte.

Un documento tanto forte quanto sensibile su una tradizione secolare come quella della Mattanza. Per documentarla ci siamo recati in una parte della Sardegna piena di storia e di cultura, accolti dai panorami mozzafiato della sua natura incontaminata e dalla cordialità dei suoi abitanti.

Testo e Foto di Leonardo Olmi.

Avete mai sentito parlare del Sulcis Iglesiente? Un territorio della Sardegna sudoccidentale ancora vergine e pieno di meraviglie, fortunatamente non ancora scoperto e quindi invaso dal turismo di massa. Da una costa ricca di spiagge senza fine alle scogliere a strapiombo con i loro faraglioni antistanti (che non hanno niente da invidiare a tante famose destinazioni d’oltreoceano) alle sue isole piene di storie e tradizioni.

Come quella di Sant’Antioco, collegata alla terraferma da un ponte, e quella più isolata e “pura” di San Pietro,conosciuta nel mondo per le sue antiche tonnare e la famosa mattanza di Carloforte. Ed è proprio della tonnara che vi voglio parlare in questo mio racconto di fine estate, un evento che dopo anni che ne sentivo parlare ho avuto il piacere e l’onore di documentare a giugno scorso, grazie all’accoglienza ed alla generosa ospitalità dei cittadini dell’isola di San Pietro, dove sono giunto grazie alla collaborazione con la Provincia di Carbonia Iglesias, in particolar modo nella persona della Sig.ra Giovanna Amorino.

Ci tengo a premettere che oltre a questo evento straordinario, qual è appunto la tonnara, l’isola di San Pietro offre anche l’opportunità di fare bellissime escursioni a terra ed ovviamente fantastiche immersioni sia intorno all’isola stessa, che nei dintorni della vicina isola di Sant’Antioco o lungo la costa sud occidentale della Sardegna. I punti d’immersioni di tutto l’arcipelago del Sulcis sono facilmente raggiungibili dalle imbarcazioni del Tonnare Diving Center di Carloforte.

San Pietro si presenta molto confortevole sia dal punto di vista degli alloggi, come la caratteristica Villa Pimpina posta proprio all’interno del paesino di Carloforte, che altrettanto apprezzabile peri suoi ristoranti, con la cucina locale a base di pesce, sott’inteso ovviamente il tonno. Ottimi i collegamenti giornalieri con vari traghetti sia dalla costa che da Sant’Antioco.

Tornando alla tonnara di Carloforte, direi che è una delle più antiche del Mediterraneo, e la sua produttività, per quanto riguarda il tonno di qualità, è ai maggiori vertici internazionali. I dati parlano chiaro, in quanto l’anno scorso sono stati pescati circa 4.000 esemplari del pregiatissimo tonno rosso (Thunnusthynnus). Grazie alle sue elevate caratteristiche nutritive, il tonno rosso costituisce una risorsa alimentare di rilevante importanza. La sua carne è molto apprezzata dagli chef di tutto il mondo, in particolar modo da quelli giapponesi, disponibili a pagarla a peso d’oro.

Gli abitanti della terra del sol levante fanno del tonno rosso uno degli ingredienti fondamentali del sushi,per il quale viene utilizzato crudo. Per non parlare della famosa bottarga di tonno, alla base di molte ricette prelibate nostrane. Di conseguenza, la sempre maggiore richiesta da parte del mercato internazionale e l’elevato prezzo raggiunto negli ultimi anni, ne rendono sempre più interessante, sul piano economico, la sua cattura. Ecco perché il tonno è fortemente radicato nella tradizione e nella storia di Carloforte, essendo stato per anni la principale risorsa per i suoi abitanti.

La città diCarloforte ha così deciso di celebrare con orgoglio questo rapporto di lunghissimadata, organizzando annualmente, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno,quello che viene chiamato il Girotonno, un evento che anno dopo anno si èconsolidato nel gradimento del suoi cittadini e dei turisti che affluisconosempre più numerosi.

L’Antico Stabilimento delle Tonnare di Carloforte è situato sulla costa nord orientale dell’isola (dove si trova anche la sede del Tonnare Diving Center), fu costruito nel 1858 da una famiglia ligure, i Pastorino, poi passò in eredità ai Mosetti Casaretto, ed è attualmente posseduto dagli eredi della famiglia Greco, la quale tramanda ancora oggi la tradizionale pesca del tonno dai tempi dei fenici e degli spagnoli, che proprio come allora si svolge appunto nel mese di maggio e di giugno.

Dato che il protagonista di questo mio racconto è proprio lui, il Thunnus thynnus, vorrei ricordare che il tonno è un animale che vive nell’Atlantico, e che nel periodo della riproduzione migra attraverso lo Stretto di Gibilterra verso il Mar Mediterraneo. In questo periodo i branchi di tonni seguono le correnti che dal freddo oceano entrano nel più tiepido Mediterraneo, spingendosi verso sud fino a raggiungere le coste del nord Africa, dove potranno finalmente deporre e fecondare le loro uova grazie alle condizioni ideali della temperatura dell’acqua.

La femmina nuota in profondità, mentre i maschi (cinque o più)  la seguono nuotando sopra di essa pronti ad eiettare il loro seme non appena la nuvola lattiginosa delle uova della femmina si espande nell’acqua. Gli enormi branchi di tonni costeggiano prima la Spagna,poi le isole Baleari e infine la Sardegna. Da qui si dividono in due gruppi,una parte di essi si dirige verso l’Elba e l’altra scende verso la Sicilia dove,costeggiando la costa tirrenica, transiteranno da Capo Lilibeo a Capo Peloro,per poi scendere fino a Capo Passero alla volta della costa nord africana.

Perla femmina, dolorante nel sopportare un così lungo tragitto con il ventre pieno di uova, sarà un vero sollievo raggiungere la destinazione finale e depositarle. Successivamente i tonni risaliranno e si dirigeranno verso la Puglia e la Campania, costeggiando la Calabria nei due versanti ionico e tirrenico. A questo punto saranno pronti per tornare indietro seguendo un percorso a ritroso. Di solito lo fanno nuotando in profondità diminuendo le possibilità di essere pescati. E finalmente, quelli che non saranno catturati,ritorneranno sani e salvi a casa, ossia nel “loro” Atlantico.

Ecco perché si sono sviluppate, un po’ in tutto il Mediterraneo, le varie tonnare,proprio per catturali al loro passaggio dando ai tonni intrappolati nelle reti poche o nessuna possibilità di fuga. Una pesca un po’ crudele sotto certi aspetti, ma necessaria sotto altri, sia per scopi alimentari che economici,ovviamente. Quella che viene chiamata tonnara non è altro che l’insieme di reti particolarmente conformate che vengono usate per la pesca del tonno.

Con lo stesso nome si indica il luogo in cui si pratica questo tipo di pesca. In Italia la pesca del tonno vanta un’antica tradizione e ha ancor oggi una grandissima importanza. In Sicilia è stata introdotta dagli arabi intorno all’anno 1000, mentre in Sardegna fu introdotta dagli spagnoli sin dal 1400,che ne avevano imparato l’uso proprio dagli arabi. Nel 1600 arriva anche in Liguria, mentre fu nel 1800 quando ebbe la sua massima espansione un po’ in tutto il Mediterraneo.

La mattanza è la fase finale della pesca del tonno eseguita con la tecnica delle le tonnare, che a Carloforte ha inizio i primi di maggio e termina all’inizio di giugno. Durante tale periodo, grazie all’organizzazione del Tonnare Diving Center di Carloforte, sarà possibile immergersi all’interno delle camere come turisti subacquei sia per nuotare in mezzo agli innocui branchi di tonni che per fotografarli e filmarli.

Oltre ai tonni, potremo intravedere anche qualche manta, qualche pesce spada e grandi pesci luna. Quelli che occasionalmente e sfortunatamente rimangono “ammagliati” nella rete,vengono regolarmente liberati dai sub che più volte al giorno ispezionano tutte le tonnare.

 Le tonnare, a secondo della loro posizione, vengono distinte in anteriori e posteriori, e lo specchio di mare dove vengono gettate deve avere una profondità di almeno 40 metri. L’ultima camera, detta camera della morte, è l’unica ad essere chiusa in basso, perché viene sollevata con i tonni prigionieri quando si dà inizio alla mattanza vera e propria.

La mattanza è suddivisa in camere che sono disposte in fila e comunicano tra di loro per mezzo di porte, costituite anch’esse da pezzi di rete molto robusta.Il tonno, ripetendo di anno in anno sempre lo stesso percorso, finisce per trovarsi inevitabilmente all’interno di suddette camere. Le loro taglie variano mediamente dai 100 ai 400 kg.

Il pesce che incappa nella prima grande camera della rete non pensa a tornare indietro, ma cerca di attraversare l’ostacolo,smarrendosi nelle camere vicine. Degli speciali subacquei (tra cui anche gli amici Giorgio Siotto e Mario Damele del Carloforte Tonnare Diving Center, che mi ha accompagnato e fatto vivere questa indimenticabile esperienza) badano che il tonno imbocchi la via della rete.

Dopo ogni osservazione, il Rais rende conto al padrone del numero dei tonni presenti nelle varie camere. Mi piace ricordare che Rais è una parola che in arabo significa capo, il che dimostra come gli arabi abbiano avuto la loro influenza nell’insegnare la tecnica della pesca anche nel Mediterraneo. Il Rais, o comandante dei pescatori, è un uomo di fedeltà che deve avere grandi cognizioni sul mare e sul comportamento dei tonni, deve provvedere ad edificare la costruzione delle reti in modo che il mare non le danneggi, sorvegliandole continuamente.

È necessario perfino che sia un buon meteorologoe che sappia presagire le condizioni del tempo e, finalmente, il giorno della pesca, deve assumere il comando generale. Di solito questi Rais hanno una lunga esperienza e sono trattati con grande rispetto dai pescatori locali. Quando la rete è piena a sufficienza, si dà inizio alla mattanza. Tutto il paese partecipa all’ansietà dei pescatori, spesso assieme a personalità importanti e turisti che per assistere a questo spettacolo arrivano anche da località molto lontane. Nella notte precedente, il Rais provvede a spingere tutti i tonni, di cui è stata decisa la morte, nell’anticamera o camera d’oro, così chiamata,perché il pesce che entra in questa camera si può contare come oro sonante.

Infine, viene anche scelto il Santo che proteggerà l’evento. Prima del sorgere del sole della mattina della mattanza, il Rais si reca sulla tonnara e spinge i tonni nella camera della morte. Nel frattempo, una gran folla di pubblico aspetta a terra, armata di binocoli, il segnale del Rais,che, agitando una bandiera, annuncia che tutto è pronto. La confusione che segue questo momento è facilmente immaginabile. I battelli carichi di pescatori (o tonnarotti, come vengono chiamati in gergo) e di spettatori si muovono dalla costa e si dispongono nell’ordine in cui debbono avvicinarsi alla camera della morte. Il Rais sceglie il suo posto e comanda l’“attacco” come farebbe un capitano il giorno della battaglia.

I tonnarotti, che stanno sulle barche disposte lungo i quattro lati della camera, al comando del Rais tirano su la rete emettendo una forte urla. Più la rete viene tirata, più il cerchio dei battelli si restringe e un ribollire crescente dell’acqua annuncia che i tonni stanno per essere tirati a galla. I “poveri” tonni man mano che gli viene a mancare l’acqua si dibattono, urtano violentemente tra di loro, si feriscono e fanno ribollire l’acqua. Alla fine il Rais dà il segnale della strage.

E’ il momento in cui un terribile rumore, prodotto dai tonni che si dimenano sentendosi vicini alla morte, s’innalza forte nell’aria. Quando sono ormai sfiniti li aspettano i “crocchi”, quei micidiali uncini dei tonnarotti montati su delle lunghe aste, che servono per agganciare i pesci e issarli sulle barche. Una volta issati a bordo vengono gettati nelle “vasche”piene di ghiaccio dove li attende l’ultimo dei loro “carnefici”, colui che gli infliggerà il colpo finale.

Con una precisione chirurgica, il tonnarotto penetra il suo pugnale sotto la pinna pettorale del tonno, recidendogli l’arteria che aumenta il dissanguamento ed anticipa la morte diminuendo la sofferenza e l’agonia dell’animale. Così facendo si migliorano anche le qualità della carne del pesce. Ad ogni colpo segue un repentino schizzo di sangue nell’aria che va a colpire o la cerata gialla o la faccia del tonnarotto, ed il bianco candido del ghiaccio disteso sul fondo della barca si colora col rosso della mattanza.

Tutti i tonnarotti lavorano con furore, poiché sanno che anch’essi hanno diritto ad una parte del bottino, e quindi cercano di uccidere i tonni più grossi. Se un uomo cade in acqua, nessuno gli dà un soccorso immediato. Pare proprio che, come in una battaglia, la regola sia quella di non dare aiuto ai feriti. Dopo un’ora non ci sono più pesci, l’acqua smette di“ribollire” e il mare si è completamente tinto di rosso.

Mentre i battelli tornano verso la costa, un urlo tonante li accoglie e subito si procede alla divisione delle prede. In ognuna delle stragi (tranne che nell’ultima della stagione) è consuetudine non uccidere tutti i tonni, ne restano sempre un centinaio che serviranno da esca a quelli che passeranno successivamente. In una  stagione considerata buona, si arriva a fare fino a otto mattanze.

La mattanza è uno spettacolo sanguinoso e crudele, il mare si tinge di rosso come in un campo di battaglia, ma è al tempo stesso emozionante, piena di storia e tradizioni che meritano forte rispetto. Ed è per questo che gli spettatori non mancano, anzi di anno in anno si fanno sempre più numerosi, arrivando da quei luoghi dove la lotta per la sopravvivenza sembra essere un ricordo di tempi lontani.

Appunti di Viaggio

COME ARRIVARE : Per Raggiungere l’isola di San Pietro è consigliabile trovare un imbarco dal continente verso Cagliari. Da Cagliari proseguiremo verso l’isola di Sant’Antioco (collegata da un ponte alla terraferma) e quindi l’imbarco da Calasetta verso Carloforte; oppure dalla costa del Sulcis, potremo imbarcarci da Portoscuso sempre verso Carloforte. Dal centro Italia consiglio l’imbarco da Civitavecchia o da Napoli. Per tutti i collegamenti e gli orari stagionali consigliamo comunque di consultare direttamente le compagnie di navigazione ed i loro siti online:   Traghetti per Cagliari da Civitavecchia: Tirrenia, www.tirrenia.it   Traghetti per Carloforte dal Sulcis: Saremar, www.saremar.it Delcomar, www.delcomar.it

CENTRO DIVING e TONNARA : Carloforte Tonnare Diving Center Responsabili: Giorgio Siotto cell. 349-690.4969 e Mario Damele cell. 338-847.2415 www.tonnaredive.it Il Carloforte Tonnare Diving Center si trova all’interno dell’Antico Stabilimento delle Tonnare di Carloforte, situato sulla costa nord orientale dell’isola. Il diving è diretto da due esperti subacquei, Giorgio Siotto e Mario Damele, che oltre ad essere due esperti conoscitori dei fondali di tutto l’arcipelago del Sulcis, sono anche due bravissimi “tonnarotti” che quindi sapranno guidarvi sott’acqua nelle camere delle tonnare per nuotare insieme ai tonni, ma si potranno incontrare anche tanti pesci luna, qualche manta e qualche pesce spada. Tutto questo se visiterete l’isola tra la fine di maggio e l’inizio di giugno. In questo periodo sarà quindi possibile assistere anche alla mattanza prenotando con il diving che vi consentirà pure di visitare l’antico stabilimento, dove si esegue a tutt’oggi la lavorazione del tonno. Oltre a gestire le Tonnare, il centro organizza sia immersioni singole che full-day. Inoltre per gli appassionati dell’apnea e dello snorkeling saranno disponibili delle uscite dedicate appositamente a loro. Presso il centro si possono fare corsi SSI a tutti i livelli, ricariche e noleggio completo delle attrezzature. Il centro possiede un paio di gommoni di 8 metri con motori da 225 cavalli. Lo staff è altamente qualificato e professionale e vi aiuterà sia nel trasporto delle attrezzature che durante la vestizione e la svestizione. All’interno dell’ampio centro, che si trova proprio nell’antico stabilimento della tonnara, si potrà fare sia il risciacquo delle attrezzature a fine vacanza, che calde docce al rientro dalla gita in mare.  
DOVE ALLOGGIARE : A Carloforte suggerisco di alloggiare direttamente in un albergo molto caratteristico che si trova all’interno del paese, completamente ristrutturato, capace di offrire un elevato livello di comfort, come camera comprensiva di bagno, tv satellitare e aria condizionata, ad ottimi prezzi. Il bello è che ogni camera è diversa dall’altra, così come il suo arredamento. Da ogni finestra o balcone si potrà ammirare un bel panorama sul caratteristico paese di Carloforte. Si tratta dell’Hotel Villa Pimpina, che prende il nome dall’ostetrica che agli inizi del Novecento fece venire al mondo tutti gli abitanti dell’isola di San Pietro. Oggi ne ha ereditato il palazzo la nipote Giusy che gestisce insieme al marito Franco questo meraviglioso angolo di Paradiso. La prima colazione sarà compresa nella tariffa mentre per la cena avremo un’ampia scelta di ottimi ristoranti e pizzerie a due passi dall’albbergo. Hotel Villa Pimpina Tel. 0781-854.180 – Cell. 338-136.5705 / 338-702.4838 www.villapimpina.it / hotel@villapimpina.it  
RISTORANTI : Tutti i ristoranti sotto elencati sono specializzati nella cucina del pesce di alta qualità ed ovviamente sui vari piatti a base di tonno.   Al Tonno di Corsa  Carloforte, Via Marconi, 47 Tel. 0781-855.106 – Cell. 360-366.516 www.tonnodicorsa.itinfo@tonnodicorsa.it   Ristorante da Vittorio Carloforte, Corso Batteglieri, 16 Tel. 0781-855.200 – Cell. 360-366.516 www.ristoratedavittorio.carloforte.it ristoratedavittorio@carloforte.it   Osteria della Tonnara Carloforte, Corso Batteglieri, 36 Tel. 0781-855.734 – osteriadellatonnara@tiscali.it  
Specialità culinarie sarde derivanti del tonno: Belu (trippa di tonno) Buttariga de tonnu (bottarga di tonno) Cuore (cuore di tonno) Figatello (lattume) Musciame di tonno (filetto di tonno) Tonno affumicato Tonno sott’olio Tunninia  
ENTE del TURISMO: Provincia di Carbonia Iglesias Via Mazzini, 39 – Carbonia (CI) Tel. 0781-672.6208 www.sulcisiglesiente.euinfo@sulcisiglesiente.eu   Girotonno www.girotonno.org  

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