Faccia a Faccia con il Bianco.

Un viaggio nel lontano South Australia per ascoltare il racconto di uno dei sopravvissuti all’attacco del Grande Squalo Bianco, quello del mitico Rodney Fox.

Testo e Foto di Leonardo Olmi.

(14-4) TIF2 blur copia copy

Dopo molte ore di volo e cambi d’aereo raggiungo finalmente Adelaide nel South Australia. Il mio appuntamento è a Glenelg, dove un vero e proprio mito, di nome Rodney Fox, ha il suo museo dedicato al più grande e affascinante dei predatori di tutti i mari,  il Grande Squalo Bianco (Carcharodon carcharias). Mi accoglie con il simpatico figlio Andrew e l’inseparabile moglie Kay. Durante l’aperitivo mi illustra l’itinerario che avremmo seguito nella crociera per andare a scovare ed osservare quel temibile predatore, che al momento vedo solo appeso al soffitto, attraverso una straordinaria riproduzione in carta pesta, ma in una convincente scala uno a uno. E’ un enorme bestione di quattro metri, davvero impressionante, specialmente in confronto alla gabbia di protezione, che mi avrebbe accolto due giorni dopo.(8-5) TIF copia copy Le aperture nella parte alta della gabbia, quelle che consentono di fare foto e riprese, mi sembrano un po’ troppo grandi. Ma Rodney sorride e mi rassicura (si fa per dire) dicendo che anche se lo squalo ci infila la bocca, poi non riuscirebbe comunque ad aprirla. Io rispondo con un altra bella, ma poco convincente, risata. L’incontro con Fox è fantastico! Dopo anni di racconti e storie lette, riesco finalmente a conoscere quell’uomo, anzi quel mito di cui fino ad allora avevo in mente solo quella foto, stampata su molti dei libri di squali, della sua pancia sanguinante squarciata dal morso di uno squalo bianco, che nel 1963 lo attaccò durante una battuta di pesca.(11-7) TIF copia copy Posso sentire direttamente dalla sua voce il racconto di quel terribile momento in cui per difendersi, Rodney cercò di spingere lo squalo indietro lacerandosi i tendini della mano sinistra che era finita in mezzo ai suoi denti affilati. La lotta continuò fino a che Fox fu costretto ad usare la sola arma in suo possesso, le dita dell’altra mano, che colpendo l’unico punto vulnerabile dello squalo, il suo occhio, gli consentì di liberarsi e di raggiungere la superficie. Ma la grande perdita di sangue lo metteva in serio pericolo di vita. Solo gli aiuti tempestivi dei soccorritori gli hanno permesso di essere ancora oggi in vita, qui con noi, a raccontarci quest’incredibile avventura. Come ha sempre detto anche lui “sono vivo per miracolo”. Fox è infatti uno dei pochi uomini sopravvissuti all’attacco di un grande squalo bianco e se l’è cavata, si fa per dire, con “soli” 462 punti di sutura sparsi un po’ su tutto il corpo. “Ma dopo l’attacco……” continua Fox “….ero curioso di esplorare le mie paure interne nei confronti degli squali”.(10-15) TIF copia copy A soli tre mesi dall’attacco, infatti, Rodney racconta come la moglie Kay lo abbia accompagnato di nuovo con un canotto in mezzo al mare aiutandolo a caricare il fucile subacqueo per consentirgli di nuovo di tuffarsi in mare. Davvero coraggioso! Da questo momento in poi, come racconta Rodney nel suo libro “Shark Man”, Fox decide di dedicare la sua vita a capire gli squali, riesce ad eliminare tutte le sue paure e trasforma l’odio in amore verso quella paurosa e temibile creatura che a momenti gli strappa via la vita per sempre. Rodney fu infatti il primo a costruire, nel 1965, una gabbia di protezione per osservare gli squali. Ne ha realizzate circa una quindicina passando dall’acciaio all’alluminio. Fox vuole dimostrare a se stesso e agli altri che in questo nuovo mondo, quello sommerso (per la maggior parte ancora oggi inesplorato) l’uomo si può proteggere dal pericolo mettendo da parte tutte le paure e goderne a pieno le sue meraviglie. Non dobbiamo infatti dimenticare che quello subacqueo è un mondo che non ci appartiene dove noi siamo solo degli intrusi, una specie di extraterresti che vanno ad invadere un altro pianeta.(12-13) TIF copia copy Da Cousteau a Ron Taylor con il film intitolato Great White Death (La Grande Morte Bianca), dal documentario Blue Water White Death (Acqua Blu Morte Bianca) al film Jaws (Lo Squalo) di Spielberg, da Jim Clark a David Doubilet del National Geographic, Fox ha lavorato con i più grandi personaggi del mondo del cinema ed i più grandi scienziati e fotografi subacquei di tutto il mondo. Rodney ha dato il suo supporto logistico e messo a disposizione la sua esperienza e conoscenza sugli squali bianchi per le maggiori produzioni cinematografiche e documentaristiche a livello mondiale, ed ha prodotto circa un centinaio di film sugli squali e sul mondo sommerso. Ma se gli domandiamo se lui si sente colpevole per quello che alcuni film hanno scaturito nella mente umana, lui ci risponde così: “Sono orgoglioso di aver partecipato alla realizzazione di alcuni classici del cinema come questi. Ovviamente mi auguro che il pubblico non continui a scambiare la finzione con la realtà.(40-9) TIF copia copy Molte delle persone che si uniscono alle nostre spedizioni mettono proprio il film Lo Squalo tra i loro favoriti, ma sanno che è solo un film!”. Le spedizioni, che oggi il figlio Adrew Fox continua a portare avanti, hanno lo scopo di proteggere questo indispensabile e meraviglioso predatore dal rischio dell’estinzione, cercando di educare le persone e il mondo a conoscerlo meglio e più da vicino. Le crociere organizzate dai Fox hanno lo scopo di marcare gli squali e studiarne i loro spostamenti, le loro abitudini ed il loro comportamento, sia nei confronti dell’uomo che degli altri esseri viventi.(10-10) TIF copia copy E’ comunque sbagliato pensare che gli squali associno gli uomini al cibo. Noi non rientriamo affatto nella loro dieta giornaliera, solo in alcuni casi particolari, come quello di un surfista che sdraiato sulla propria tavola nuota alla ricerca dell’onda migliore, lo squalo può fare un errore di valutazione e scambiarlo per una foca, una delle prede che invece rientra nel suo menù preferito. Anche la scarsa visibilità in acqua aumenta una maggiore attività predatoria negli squali che possono facilmente confondere la sagoma umana con una delle loro prede favorite. Un eventuale attacco, comporterebbe comunque, come è successo a Fox, un rigetto del nostro corpo, in quanto, come dice appunto Rodney, gli esseri umani sono troppo “boney”, ossia hanno troppe ossa, qualità non molto gradita al Grande Squalo Bianco.(4-11) TIF copia copy Al primo impatto, infatti, cioè al primo grande morso, segue un movimento continuo in orizzontale della testa dello squalo che serve a lacerare il più possibile le membra della sua preda. Ma non appena lo squalo sente che il corpo della vittima è troppo osseo allenta la sua morsa. Se il bianco di 3,5 metri che attaccò Fox, “relativamente piccolo” come dice lui, avesse solo accennato ad un piccolo movimento del genere, Rodney oggi non sarebbe qui con noi. Per trovarli, comunque, non è così facile. Le possibilità d’incontro, specialmente per i subacquei, sono così basse per non dire addirittura quasi del tutto inesistenti, che non dobbiamo considerare il bianco un pericolo per le nostre “escursioni” nell’elemento acqua.(40-6) TIF copia copy Tanto meno dovremmo considerare il bianco un “mostro” da combattere o ancora peggio da eliminare. Il Grande Squalo Bianco preferisce, infatti, le fredde acque al largo del Nord America, del Sud Africa e del Sud Australia. Preferisce cioè quei mari dove la sua temperatura corporea è maggiore di quella dell’acqua che lo circonda. Secondo gli scienziati, infatti, un elevata temperatura del corpo aumenta le funzioni metaboliche dando allo squalo delle reazioni muscolari più rapide che ne aumentano la propria efficienza predatoria. Ecco perché all’indomani del nostro incontro con Fox, salpiamo dal porto di Adelaide alla volta delle freddi acque del South Australia.(2-5) TIF copia copy La nostra prima tappa sarà Dangerous Reef, una serie di rocce emerse che, oltre a costituire un pericolo per la navigazione, rappresentano anche un serio pericolo per la presenza di squali bianchi nelle acque che le circondano. La barca sulla quale si raccoglie la spedizione di Andrew Fox è il Princess II, una motonave molto più moderna e confortevole in confronto al “mitico” veliero Falie, sul quale ha invece operato il padre Rodney per molti anni.  Dopo circa 16 ore di navigazione vediamo sorgere l’alba che illumina di rosa una colonia di foche della Nuova Zelanda.(34-3) TIF copia copy Le custodie sono pronte, senza flash ovviamente, come aveva suggerito Rodney. Infatti, come primo approccio, ci immergeremo solo in superficie. Non appena sento l’argano del Princess II che inizia a sollevare le gabbie per spostarle e calarle in mare i brividi cominciano a salire sulla mia pelle. Non sono brividi di paura ma di emozione scaturita dall’impazienza dell’attesa, quella di tutta una vita da subacqueo. Sto infatti per realizzare il sogno di ogni fotosub. Nel frattempo vedo Andrew che apre la vasca dove è contenuto il sangue e la pastura di tonno che lentamente viene fatta scivolare in mare per attirare gli squali.(22-5) TIF copia copy Indosso la stagna, d’obbligo in queste acque fredde che non superano mai i 16-19 gradi centigradi. Poi mi aiutano ad infilare una pesante giberna con 12 kg di piombi, nella gabbia dovrò essere ben zavorrato per stare stabilmente in piedi. Infine metto la bombola senza il Gav che, come le pinne, qui non servono. Altri membri dello staff iniziano a gettare tranci di tonno in acqua dietro alla poppa del Princess II. Sono legati ad una cima in attesa del salto del bianco da sotto la superficie.(41-2) TIF2 blur copia copy Dopo poche decine di minuti ecco finalmente la prima sagoma scura della parte superiore dello squalo. Come ci racconterà poi Rodney, sembra infatti che gli squali bianchi caccino molto in superficie e tendano quindi ad abbronzarsi sulla parte superiore del corpo che espongono molto di più al sole. Il nome bianco è invece chiaramente associato al colore della sua pancia. Gli fu attribuito dai balenieri che spesso lo vedevano ruotare a pancia in su durante la fase di attacco alle balene catturate. Ma è stata proprio la sua fama di grande predatore che quindi gli ha poi fatto guadagnare anche l’attribuito di Great White Death, la grande morte bianca. (11-6) TIF copia copyAdesso ce ne sono almeno tre che girano in superficie, sono grandi, e superano sicuramente i tre metri di lunghezza. Andrew mi da l’ok, sono il primo a saltare nella stretta apertura della gabbia che si trova a pelo dell’acqua dietro alla poppa della barca. Non appena la nuvola di bolle d’aria generate dall’impatto con l’acqua svanisce e la visibilità riappare, vedo il mio primo bianco in lontananza. Impugno una custodia, ma la frenesia mi fa sprecare i primi scatti. Poi tornano di nuovo calma e concentrazione, ed inizio a capire come e quando catturare le più belle immagini. Lo spettacolo è indescrivibile, vengo circondato da un bestione di quasi quattro metri di lunghezza, mentre ne intravedo altri in lontananza.(3-4) TIF2 copia copy Ma i riflessi della luce del sole lasciano poco spazio alla visibilità e l’attesa si fa sempre più emozionante. Nel momento in cui uno mi punta dritto negl’occhi mi riaffiorano subito alla mente le parole di Rodney, che in uno dei suoi tanti racconti chiamava il bianco anche Great White Pointer, per il suo grande muso bianco affusolato che visto frontalmente assomiglia ad un siluro. Ma quello che più impressiona è il suo grande occhio nero, che come in tutti gli altri squali della stessa specie, i Lamnidi, non è dotato di membrana nittitante.(13-14) TIF bis2 copia copy Quando infatti lo squalo bianco morde, ruota il suo occhio all’indietro della testa per proteggerlo da eventuali ferite. In pochi minuti ho già superato i 30 scatti. Allora prendo la seconda custodia, preparata con un ottica diversa, torno sotto e vedo che lo squalo si è fatto più aggressivo, punta dritto verso di me spalancando la sua enorme bocca e mostrandomi i suoi denti taglienti come rasoi. L’azione sembra proprio quella vista e rivista nel film Lo Squalo, Jaws morde ripetutamente la gabbia, ma lo fa per un motivo ben preciso.(1-7) TIF copia copy Come sostengono gli scienziati, infatti, è attratto e stimolato dall’interazione elettrochimica generata dal metallo a contatto con l’acqua salata. La stessa azione si ripete anche con l’elica della barca, risolvendo un enigma che per anni ha lasciato il dubbio su come mai gli squali ce l’avessero con le barche dei pescatori che appunto mordevano spesso sotto la poppa nella zona dell’elica. Sicuramente erano eccitati dalla presenza di sangue in acqua, risultato dalla pulitura del pesce a bordo, ma anche da questi motivi. Quindi salpiamo alla volta delle Neptune Islands, che raggiungiamo in altre tre ore di navigazione. Le isole Neptune si trovano nelle acque fredde e spesso inospitali della Grande Baia Australiana a sud di Port Lincoln. Sono delle isole rocciose popolate da vaste colonie di artocefali e leoni marini australiani. E’ proprio l’abbondanza di questi pinnipidi che genera una forte concentrazione di squali bianchi. La ricerca del bianco, si ripete anche qui similmente a Dangerous Reef, ma questa volta riusciamo a vedere anche dei veri e propri balzi fuori dall’acqua fatti da Jaws per catturare grandi tranci di tonno che, mentre galleggiano in superficie, vengono scambiati per i piccoli di leone marino.(40-1) TIF copia copy Quella che mi attende qui, dal punto di vista subacqueo, è una esperienza unica al mondo. Stavolta infatti, il team di Fox calerà le gabbie direttamente sul fondo sotto alla Princess II, fino a circa 24 – 26 metri di profondità per osservare ancora meglio nel suo ambiente il Grande Squalo Bianco. L’uso del flash mi viene ancora sconsigliato, poiché potrebbe “sparare” troppo a causa della pancia bianchissima dello squalo che può riflettere la luce come fosse uno specchio. Vado contro regola, e scendo con due scafandri e ottiche diverse, ma anche con due flash. Il risultato stupirà poi lo stesso Fox che mi premierà con un dente in argento (che da allora porto sempre con me appeso al collo) ed una pagina sul suo sito dedicata alle mie immagini di quei giorni. La prima volta che la gabbia si chiude e, sospesa ad una semplice catena d’acciaio viene calata in mare per le immersioni di fondo, si provano forti emozioni.(23-18) TIF copia copy Quando la gabbia si allaga completamente d’acqua e, continuando a scendere, si avverte la pressione sui timpani che ci obbliga a compensare, la muta stagna che si schiaccia sulle nostre caviglie e, contemporaneamente, si nota che la superficie si allontana sempre di più dalla nostra vista, si ha uno strano feeling. Forse ci domandiamo cosa potrebbe accadere se quella catena si rompesse, o se comunque l’argano si bloccasse e non riuscisse più a recuperarci. Si, potremmo uscire dalla gabbia, ma siamo senza pinne e dovremmo mollare tutta la zavorra, mentre fuori girano bestioni di quattro metri e oltre di lunghezza.(21-2) TIF copia copy A tutto questo dobbiamo aggiungere che nella gabbia abbiamo tranci e teste di tonno, alcuni dei quali sono addirittura appesi fuori da essa per attirare ancor più vicino i white pointer. Meglio sicuramente non pensarci e concentrarsi sulle foto. La prospettiva dal fondo che ci consente di vedere arrivare  il bianco dall’alto è ancora più suggestiva. Un giorno, mentre mi trovavo sotto con Andrew, che stava producendo un altro documentario sugli squali, lo vedo armarsi di video da una parte e di pesce dall’altra. Poi apre la paratia laterale della gabbia ed inizia a sventolare fuori quel trancio di pesce per imboccare il bianco.(20-8) TIF copia copy Fino ad allora avevo visto imboccare murene, razze, tartarughe, squali grigi, squali limone, silvertip e addirittura lo squalo tigre, ma mai uno squalo bianco di quattro metri. Davvero Spettacolare! Come si augura Fox e come da un po’ di tempo già fanno in Sudafrica, forse un giorno potremo uscire dalla gabbia in totale sicurezza, utilizzando alcuni dispositivi elettronici che creano intorno al sub un campo elettromagnetico che disorienta gli elettrorecettori naturali di cui sono dotati tutti gli squali, le cosiddette ampolle di Lorenzini. Gli squali non tollerano tale disturbo e se ne vanno.(21-5) TIF copia copy Noi ci auguriamo anche che l’educazione di alcuni paesi prevalga all’ignoranza che porta ancora oggi allo sterminio di migliaia di squali all’anno, solo per utilizzarne le loro pinne, che costituiscono l’ingrediente base per uno tra i più rinomati piatti della cucina orientale. Purtroppo, si nota come spesso l’ignoranza domini sulla paura, una paura che può essere combattuta soltanto attraverso la conoscenza e l’esperienza. Speriamo che questa conoscenza faccia capire a tutti noi che il nostro mondo ha bisogno degli squali e che noi non abbiamo nessun diritto di giudicarli e ancora peggio di eliminarli.(22-8) TIF copia copy

INFO SUL GRANDE SQUALO BIANCO

Nome scientifico : Carcharodon carcharias
Famiglia :
Lamnidi
Dimensioni e peso : Il più grande esemplare catturato fino ad oggi misurava 6,5 metri per un peso di circa 3.280 kg. Alcuni scienziati pensano che lo squalo bianco possa raggiungere anche gli 8 metri di lunghezza. Il loro peso è difficile da giudicare quando gli avvistiamo in mare, ma mediamente un animale di 3 metri dovrebbe pesare intorno ai 450 kg, ed uno di 4,5 metri intorno agli 820 kg.
Riproduzione : Gli scienziati ritengono che la femmina produca in tutta la vita da quattro a sei figliate di 7-9 piccoli.
Maturità sessuale: Le femmine diventano sessualmente mature quando raggiungono i 4,5-5 metri di lunghezza, durante questa fase la femmina dovrebbe avere 12-14 anni di vita. I maschi diventano invece sessualmente maturai quando raggiungono i 3,60-3,70 metri di lunghezza, momento in cui avranno circa 10 anni.
Caratteristiche particolari : La struttura corporea del Grande Squalo Bianco assomiglia molto alla forma di un siluro, con dietro una grande coda. Ha il muso appuntito e dei grandi occhi neri privi di membrana nittitante (durante le fasi di attacco ad una preda è infatti costretto a ruotargli all’interno della testa per proteggerli). La parte superiore del suo corpo è molto scura, mentre quella inferiore è bianca. La sua prima pinna dorsale è molto grande, mentre la seconda è molto piccola. I suoi denti sono triangolari, molto grandi ed affilati come rasoi.
Zone di distribuzione : Il Grande Squalo Bianco è distribuito un po’ in tutto il mondo, lungo i margini continentali di tutti i mari temperati. Qualche volta è stato avvistato anche ai tropici, ma preferisce le acque fredde del Nord America, Sud Africa e Sud Australia. Proprio in South Australia lo troviamo a sud di Adelaide,  a Dangerous Reef ed alle Neptune Islands, dove è attratto dalla presenza di foche della Nuova Zelanda e da leoni marini australiani.
Avvistamenti : Nonostante generalmente il periodo migliore nel South Australia per l’avvistamento degli squali bianchi sia gennaio-maggio, la presenza delle femmine è maggiore da marzo a giugno, mentre diminuisce da luglio a ottobre, quando invece aumenta quella dei maschi. Ancora non è stato invece capito dove gli squali vadano quando lasciano le Neptune Islands. Ecco perché la marcatura e la ricerca satellitare aiutano gli scienziati a capire dove gli squali bianchi si spostano per riprodursi.
Alimentazione : Lo squalo bianco si nutre preferibilmente di mammiferi marini, principalmente di pinnipidi come foche e leoni di mare. Ma anche di altri squali, cetacei ed occasionalmente uccelli.
Attacchi : Il numero degli attacchi all’uomo ha una media inferiore a 10 l’anno. La maggior parte delle vittime sono di solito i surfisti, chi nuota in superficie ed i pescatori subacquei, raramente vengono attaccati i sub.

Appunti di Viaggio

Dove siamo

Adelaide, nel South Australia. E’ da qui che partono le spedizioni con Rodney e Andrew Fox che ci portano verso il Dangerous Reef e le Neptune Islands.

Come si raggiunge

Adelaide è facilmente raggiungibile dall’Italia con voli della Qantas Airways da Roma a Perth via Singapore. Da Perth proseguiremo poi per Adelaide. La durata totale del viaggio dall’aeroporto di Fiumicino a quello di Adelaide è di circa 30 ore. Nel programmare il viaggio noi consigliamo anche un soggiorno nella bella città di Perth ed i suoi dintorni.

Qantas Airways

Roma, tel. 848-350.010, www.qantas.com.au

Dove alloggiare

Adelaide, Ramada Plaza Pier Hotel & Suites

16 Holdfast Promenade, Glenelg, tel. +61883506688

www.pacifichotelscorporation.com.au

In caso di un soggiorno a Perth

Rydges Perth Hotel

Cnr Hay and King Streets, Perth, tel. +61892631800

www.rydges.com

Lingua

Inglese.

Moneta

Dollaro Australiano

AUS$ 1 = Euro 0,70 circa.

Vaccinazioni richieste

Nessuna in particolare.

Documenti necessari

Passaporto valido per almeno altri 6 mesi. E’ necessario anche il visto che si può ottenere in 48 ore presso l’ambasciata australiana  di Roma (tel. 06-852.721) oppure tramite il l’agenzia che ci organizza il viaggio.

Clima

Temperato. Consigliamo abiti da mezza stagione, con felpa e giubbotto, anche se leggero. Per la barca anche un K-way in caso di pioggia.

Fuso orario

+ 7,30 ore rispetto all’Italia.

Crociera sul Princess II:

Il Princess II è una stupenda motonave di 23 metri. La crociera comprende, oltre al soggiorno completo con un ottima cucina, anche tutte le bevande alcoliche. Le spedizioni sono guidate direttamente da Rodney & Andrew Fox. Fox è l’unico operatore che mette a disposizione 3 gabbie affinché tutti i sub possano immergersi contemporaneamente e vedere i Grandi Squali Bianchi. Fox è anche l’unico operatore al mondo che consenta di usare le bombole in gabbia sia in superficie che ovviamente quando la gabbia viene calata sul fondo. Gli operatori che fanno uso solo dei narghilé non possono calare le gabbie sul fondo. La scelta degli itinerari e loro durata variano a seconda del periodo. Rodney Fox offre anche un servizio di noleggio muta stagna e tutto il resto dell’attrezzatura subacquea, compresi video e macchine fotografiche subacquee. Il requisito minimo è quello di un brevetto subacqueo di primo livello, altrimenti Fox consente di saltare nella gabbia anche a chi solo voglia fare uso dello snorkeling. Oppure viene offerta qualche lezione che spiega l’uso dell’erogatore e lo svuotamento della maschera che poi quindi consente di indossare la bombola anche ai non brevettati. Dato che l’avvistamento dello squalo bianco non può essere garantito, nel caso veramente sfortunato in cui non venissero avvistati squali, Fox consente ai suoi clienti di tornare ospiti gratuitamente per tre giorni sulla crociera successiva. Mentre ci troviamo a Glenelg suggeriamo di visitare il Rodney Fox’s Shark  Experience Museum. All’interno del museo troviamo un ambiente scenografico che ci mostra tutta la storia di Rodney.

Per le prenotazioni rivolgersi a:

Rodney Fox’s Shark  Experience

Glenelg, tel. +61883763373, www.rodneyfox.com.au, expeditions@rodneyfox.com.au

oppure contattare direttamente Andrew Fox a questi numeri

tel. Casa +61882240042, Cell +61428810646, andrew@rodneyfox.com.au

Altrimenti si può prenotare anche tramite l’altro famoso operatore subacqueo australiano, Mike Ball, che  rappresenta e lavora in sinergia con Rodney Fox

Mike Ball Dive Expeditions

Cairns, tel. +61740530501, www.mikeball.com, resv@mikeball.com

Periodo migliore per gli avvistamenti

Da Gennaio a Maggio è considerato il periodo migliore, poiché è il momento in cui si riproducono sia le foche della Nuova Zelanda che i leoni marini australiani, e quindi attirano una maggiore presenza di squali bianchi.

Temperatura dell’acqua

16°-19° centigradi : le temperature sono simili a quelle del Mediterraneo, quindi è fortemente consigliato l’uso di una muta stagna in neoprene precompresso come una Spitzbergen della Scubapro, con sotto solo una maglietta, oppure una Scubapro Anchorage in trilaminato con l’apposito sottomuta. I meno freddolosi possono optare anche per una buona semistagna, come la Scotia sempre della Scubapro, che durante i nostri test sulle mute è risultata ottima.

Visite da non perdere

Rodney Fox’s Shark  Experience Museum

Moseley Square, Glenelg, tel. +61883763373

www.rodneyfox.com.au

expeditions@rodneyfox.com.au

All’interno del museo troviamo un ambiente scenografico che ci mostra tutta la storia di Rodney Fox. Da una riproduzione in cera che mostra lo squarcio a cui fu sottoposto Fox al momento dell’attacco, alle gabbie ed un gigantesco modello in cartapesta dello squalo bianco in scala 1:1. Poi molte riproduzioni di bocche di squali di varie specie, proiezioni di video e documentari e tutta una serie di immancabili souvenir.

Uffici del turismo

South Australia Tourism Commissin

http://www.southaustralia.com.au

Australian Tourist Commission, Sydney, tel. +61293601111

 

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